La dura madre: quello che c'è sotto una schiena che non riesce a lasciarsi andare

Arriva una persona e mi dice:
“Ho bisogno che mi lavori qui”
E porta immediatamente una mano al collo
oppure alla zona tra le scapole
oppure alla parte bassa della schiena
Quasi sempre pensa che il problema sia lì
Un muscolo contratto
Un nodo
Una schiena troppo rigida
E quindi la soluzione sembrerebbe semplice:
massaggiare quel punto
scioglierlo
premere abbastanza
Ma il corpo non funziona sempre così
A volte quel muscolo sta facendo esattamente ciò che il corpo gli sta chiedendo di fare:
proteggere
Ed è qui che dobbiamo scendere un po' più in profondità
Non necessariamente con le mani
Prima di tutto con la comprensione
Dentro di noi esiste una grande struttura di protezione
Il cervello e il midollo spinale non sono lasciati semplicemente dentro il cranio e la colonna
Sono avvolti e protetti da membrane
La più esterna e resistente si chiama dura madre
Il nome è antico e bellissimo:
dura mater
madre dura
Una madre resistente
Una struttura fatta per proteggere qualcosa di estremamente prezioso
Parte dall'interno del cranio e continua lungo il sistema nervoso centrale, accompagnando il midollo attraverso la colonna vertebrale fino alla regione sacrale
Pensala come un lungo involucro protettivo interno
Non come un muscolo
Non come una fascia che possiamo semplicemente “sciogliere”
Ma come parte dell'ambiente fisico in cui vive il nostro sistema nervoso
Ed è proprio qui che la storia diventa interessante
Perché una persona può avere il collo duro anche quando il problema non è soltanto il collo
Immagina di sentire improvvisamente un rumore fortissimo dietro di te
Prima ancora di avere il tempo di pensare, il corpo reagisce
Il respiro cambia
le spalle possono salire
la mandibola si stringe
gli occhi diventano più attenti
la testa si prepara a muoversi
la muscolatura aumenta il proprio tono
Non hai deciso di farlo
È successo
Il corpo ha una priorità molto semplice:
prima la sicurezza, poi tutto il resto
Quando questa risposta dura pochi secondi e poi passa, nessun problema
Ma cosa succede quando il corpo continua a comportarsi come se dovesse proteggersi?
Non necessariamente perché davanti a noi esiste un pericolo reale
Può essere un periodo di forte pressione
poco sonno
preoccupazioni continue
iperstimolazione
dolore
una vita in cui non ci fermiamo mai
un corpo che ha imparato a non abbassare completamente la guardia
Quello che spesso chiamiamo survival mode
Non è una posizione precisa della dura madre
È uno stato dell'intero sistema
Il sistema nervoso diventa più vigile
Il respiro può diventare più corto
I muscoli possono mantenere più tensione
La sensibilità agli stimoli può cambiare
E alcune zone iniziano a lavorare continuamente
Soprattutto:
mandibola
collo
spalle
base del cranio
schiena
E la dura madre cosa c'entra?
La dura madre fa parte del sistema di protezione del cervello e del midollo
Ed è una struttura sensibile, collegata neurologicamente soprattutto nelle regioni craniche e cervicali
Questo è uno dei motivi per cui trovo riduttivo osservare una cervicale soltanto come:
“trapezio contratto”
Dentro quella zona convivono muscoli, articolazioni, nervi, membrane, fascia, respirazione e un sistema nervoso che riceve continuamente informazioni
Tutto dialoga
Non possiamo separare completamente una cosa dall'altra
Ed è anche il motivo per cui alcune tensioni vengono percepite in modo diverso da una semplice contrattura
C'è chi dice:
“Non mi fa male, mi tira”
“È come se avessi un casco”
“Sento pressione dietro la testa”
“Mi tira dalla nuca”
“Mi sento rigida tutta insieme”
Sono sensazioni molto diverse dal classico:
“Ho un punto doloroso qui”
Non significa automaticamente che ci sia una “tensione della dura madre”
Ma ci dice una cosa importante:
il corpo non sempre parla attraverso un singolo muscolo
Il collo è uno dei posti in cui il corpo racconta quanto si sente al sicuro
Osserva una persona spaventata
Istintivamente protegge la testa
Le spalle salgono
Il collo diventa meno disponibile
Il mento cambia posizione
La respirazione cambia
È un comportamento estremamente antico
Per questo, quando incontro un collo molto rigido, non penso immediatamente:
“Devo sciogliere questo muscolo”
La mia prima domanda è:
questo corpo è pronto a lasciarlo andare?
Perché esiste una grande differenza tra un muscolo che non riesce a rilassarsi
e un muscolo che non vuole ancora rilassarsi
Nel secondo caso, premere più forte può non essere la risposta
Perché non faccio massaggi alla schiena di 30 minuti
Mi viene chiesto spesso
“Posso fare solo mezz'ora di schiena?”
La mia risposta generalmente è no
Non perché trenta minuti siano pochi per massaggiare due muscoli
In trenta minuti posso lavorare perfettamente su una schiena
Il punto è che io non voglio lavorare soltanto sulla schiena
Se una persona arriva con collo e spalle completamente rigidi, il mio interesse non è entrare immediatamente nel punto che fa male
Prima voglio capire in che stato arriva quel corpo
Come respira
Quanto trattiene
Quanto controllo mantiene
Quanto riesce a ricevere il contatto
Se il sistema è ancora completamente in allerta, posso lavorare sui muscoli quanto voglio
Magari ottengo un sollievo immediato
Ma rischio di lavorare contro una strategia che il corpo sta ancora cercando di mantenere
Per questo preferisco prima creare le condizioni affinché il corpo possa abbassare gradualmente la vigilanza
E soltanto dopo entrare più profondamente nelle tensioni
È anche il motivo per cui esiste Hygge Seele
Hygge Seele è diventato uno dei trattamenti più apprezzati da chi arriva da me con tensioni di collo, spalle e schiena
E credo che il motivo sia proprio questo
Non comincio necessariamente dal punto che fa male
Comincio dal sistema
Dal ritmo
Dal respiro
dal contatto
dal modo in cui il corpo risponde
Creo prima uno spazio in cui non debba immediatamente fare qualcosa
Non debba correggersi
Non debba resistere
Non debba “rilassarsi bene”
Poi, quando sento che il corpo diventa più disponibile, posso iniziare a lavorare sulle tensioni vere e proprie
La differenza è enorme
Perché non sto dicendo al muscolo:
“rilassati”
Sto cercando di creare una situazione in cui quel muscolo possa iniziare a capire:
“forse non devo più tenere così tanto”
Come puoi riconoscere quando una tensione è qualcosa di più di un semplice muscolo affaticato?
Non esiste un test casalingo per sapere se la dura madre è “tesa”
E sarebbe scorretto prometterlo
Ma puoi imparare a osservare il modo in cui il tuo corpo trattiene
Per esempio:
hai spesso contemporaneamente mandibola, collo e spalle rigidi
senti pressione alla base del cranio
hai la sensazione che la tensione sia profonda e non soltanto superficiale
massaggi continuamente lo stesso punto ma dopo poco torna tutto uguale
trattieni spesso il respiro senza accorgertene
quando sei sotto pressione le spalle salgono automaticamente
fai fatica a lasciare completamente andare il peso della testa
senti che tutto il corpo è “acceso” anche quando sei fermo
oppure hai quella sensazione difficile da descrivere:
non sono veramente rilassato neanche quando sto riposando
Quest'ultima per me è spesso la più interessante
Prova una cosa adesso
Non correggere la postura
Non tirare indietro le spalle
Non fare un respiro enorme
Resta semplicemente dove sei
E osserva
Dove si trova la tua lingua?
La mandibola è veramente libera?
Quanto pesano le tue spalle?
Il tuo addome si muove mentre respiri?
La testa è appoggiata sul collo oppure sembra che tu la stia continuamente sostenendo?
E soprattutto:
c'è qualche parte del corpo che continua a lavorare anche se, in questo momento, non dovrebbe fare nulla?
Non cercare di rilassarla
Osservala
Perché molte volte il primo cambiamento non avviene quando obblighiamo il corpo a lasciare andare
Avviene quando finalmente ci accorgiamo che sta trattenendo
La dura madre mi interessa proprio per questo
Non perché credo che sia responsabile di ogni dolore
Non lo è
E neppure perché penso che basti “liberarla” per risolvere il corpo
Il corpo è molto più intelligente e complesso di così
Mi interessa perché ci ricorda qualcosa che dimentichiamo continuamente:
sotto un muscolo contratto esiste un sistema nervoso
Esiste una struttura che protegge
Esiste una storia di adattamento
Esistono informazioni che viaggiano continuamente tra testa, collo, colonna e resto del corpo
E quindi qualche volta la domanda non dovrebbe essere:
“Come faccio a sciogliere questa tensione?”
Forse dovrebbe essere:
“Perché il mio corpo sente ancora il bisogno di tenerla?”
È da lì che, per me, comincia un modo completamente diverso di lavorare con il corpo




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