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La dura madre: quello che c'è sotto una schiena che non riesce a lasciarsi andare

1 giorno fa
Tempo di lettura: 5 min

Arriva una persona e mi dice:

“Ho bisogno che mi lavori qui”

E porta immediatamente una mano al collo

oppure alla zona tra le scapole

oppure alla parte bassa della schiena

Quasi sempre pensa che il problema sia lì

Un muscolo contratto

Un nodo

Una schiena troppo rigida

E quindi la soluzione sembrerebbe semplice:

massaggiare quel punto

scioglierlo

premere abbastanza

Ma il corpo non funziona sempre così

A volte quel muscolo sta facendo esattamente ciò che il corpo gli sta chiedendo di fare:

proteggere

Ed è qui che dobbiamo scendere un po' più in profondità

Non necessariamente con le mani

Prima di tutto con la comprensione

Dentro di noi esiste una grande struttura di protezione

Il cervello e il midollo spinale non sono lasciati semplicemente dentro il cranio e la colonna

Sono avvolti e protetti da membrane

La più esterna e resistente si chiama dura madre

Il nome è antico e bellissimo:

dura mater

madre dura

Una madre resistente

Una struttura fatta per proteggere qualcosa di estremamente prezioso

Parte dall'interno del cranio e continua lungo il sistema nervoso centrale, accompagnando il midollo attraverso la colonna vertebrale fino alla regione sacrale

Pensala come un lungo involucro protettivo interno

Non come un muscolo

Non come una fascia che possiamo semplicemente “sciogliere”

Ma come parte dell'ambiente fisico in cui vive il nostro sistema nervoso

Ed è proprio qui che la storia diventa interessante

Perché una persona può avere il collo duro anche quando il problema non è soltanto il collo

Immagina di sentire improvvisamente un rumore fortissimo dietro di te

Prima ancora di avere il tempo di pensare, il corpo reagisce

Il respiro cambia

le spalle possono salire

la mandibola si stringe

gli occhi diventano più attenti

la testa si prepara a muoversi

la muscolatura aumenta il proprio tono

Non hai deciso di farlo

È successo

Il corpo ha una priorità molto semplice:

prima la sicurezza, poi tutto il resto

Quando questa risposta dura pochi secondi e poi passa, nessun problema

Ma cosa succede quando il corpo continua a comportarsi come se dovesse proteggersi?

Non necessariamente perché davanti a noi esiste un pericolo reale

Può essere un periodo di forte pressione

poco sonno

preoccupazioni continue

iperstimolazione

dolore

una vita in cui non ci fermiamo mai

un corpo che ha imparato a non abbassare completamente la guardia

Quello che spesso chiamiamo survival mode

Non è una posizione precisa della dura madre

È uno stato dell'intero sistema

Il sistema nervoso diventa più vigile

Il respiro può diventare più corto

I muscoli possono mantenere più tensione

La sensibilità agli stimoli può cambiare

E alcune zone iniziano a lavorare continuamente

Soprattutto:

mandibola

collo

spalle

base del cranio

schiena

E la dura madre cosa c'entra?

La dura madre fa parte del sistema di protezione del cervello e del midollo

Ed è una struttura sensibile, collegata neurologicamente soprattutto nelle regioni craniche e cervicali

Questo è uno dei motivi per cui trovo riduttivo osservare una cervicale soltanto come:

“trapezio contratto”

Dentro quella zona convivono muscoli, articolazioni, nervi, membrane, fascia, respirazione e un sistema nervoso che riceve continuamente informazioni

Tutto dialoga

Non possiamo separare completamente una cosa dall'altra

Ed è anche il motivo per cui alcune tensioni vengono percepite in modo diverso da una semplice contrattura

C'è chi dice:

“Non mi fa male, mi tira”

“È come se avessi un casco”

“Sento pressione dietro la testa”

“Mi tira dalla nuca”

“Mi sento rigida tutta insieme”

Sono sensazioni molto diverse dal classico:

“Ho un punto doloroso qui”

Non significa automaticamente che ci sia una “tensione della dura madre”

Ma ci dice una cosa importante:

il corpo non sempre parla attraverso un singolo muscolo

Il collo è uno dei posti in cui il corpo racconta quanto si sente al sicuro

Osserva una persona spaventata

Istintivamente protegge la testa

Le spalle salgono

Il collo diventa meno disponibile

Il mento cambia posizione

La respirazione cambia

È un comportamento estremamente antico

Per questo, quando incontro un collo molto rigido, non penso immediatamente:

“Devo sciogliere questo muscolo”

La mia prima domanda è:

questo corpo è pronto a lasciarlo andare?

Perché esiste una grande differenza tra un muscolo che non riesce a rilassarsi

e un muscolo che non vuole ancora rilassarsi

Nel secondo caso, premere più forte può non essere la risposta

Perché non faccio massaggi alla schiena di 30 minuti

Mi viene chiesto spesso

“Posso fare solo mezz'ora di schiena?”

La mia risposta generalmente è no

Non perché trenta minuti siano pochi per massaggiare due muscoli

In trenta minuti posso lavorare perfettamente su una schiena

Il punto è che io non voglio lavorare soltanto sulla schiena

Se una persona arriva con collo e spalle completamente rigidi, il mio interesse non è entrare immediatamente nel punto che fa male

Prima voglio capire in che stato arriva quel corpo

Come respira

Quanto trattiene

Quanto controllo mantiene

Quanto riesce a ricevere il contatto

Se il sistema è ancora completamente in allerta, posso lavorare sui muscoli quanto voglio

Magari ottengo un sollievo immediato

Ma rischio di lavorare contro una strategia che il corpo sta ancora cercando di mantenere

Per questo preferisco prima creare le condizioni affinché il corpo possa abbassare gradualmente la vigilanza

E soltanto dopo entrare più profondamente nelle tensioni

È anche il motivo per cui esiste Hygge Seele

Hygge Seele è diventato uno dei trattamenti più apprezzati da chi arriva da me con tensioni di collo, spalle e schiena

E credo che il motivo sia proprio questo

Non comincio necessariamente dal punto che fa male

Comincio dal sistema

Dal ritmo

Dal respiro

dal contatto

dal modo in cui il corpo risponde

Creo prima uno spazio in cui non debba immediatamente fare qualcosa

Non debba correggersi

Non debba resistere

Non debba “rilassarsi bene”

Poi, quando sento che il corpo diventa più disponibile, posso iniziare a lavorare sulle tensioni vere e proprie

La differenza è enorme

Perché non sto dicendo al muscolo:

“rilassati”

Sto cercando di creare una situazione in cui quel muscolo possa iniziare a capire:

“forse non devo più tenere così tanto”

Come puoi riconoscere quando una tensione è qualcosa di più di un semplice muscolo affaticato?

Non esiste un test casalingo per sapere se la dura madre è “tesa”

E sarebbe scorretto prometterlo

Ma puoi imparare a osservare il modo in cui il tuo corpo trattiene

Per esempio:

hai spesso contemporaneamente mandibola, collo e spalle rigidi

senti pressione alla base del cranio

hai la sensazione che la tensione sia profonda e non soltanto superficiale

massaggi continuamente lo stesso punto ma dopo poco torna tutto uguale

trattieni spesso il respiro senza accorgertene

quando sei sotto pressione le spalle salgono automaticamente

fai fatica a lasciare completamente andare il peso della testa

senti che tutto il corpo è “acceso” anche quando sei fermo

oppure hai quella sensazione difficile da descrivere:

non sono veramente rilassato neanche quando sto riposando

Quest'ultima per me è spesso la più interessante

Prova una cosa adesso

Non correggere la postura

Non tirare indietro le spalle

Non fare un respiro enorme

Resta semplicemente dove sei

E osserva

Dove si trova la tua lingua?

La mandibola è veramente libera?

Quanto pesano le tue spalle?

Il tuo addome si muove mentre respiri?

La testa è appoggiata sul collo oppure sembra che tu la stia continuamente sostenendo?

E soprattutto:

c'è qualche parte del corpo che continua a lavorare anche se, in questo momento, non dovrebbe fare nulla?

Non cercare di rilassarla

Osservala

Perché molte volte il primo cambiamento non avviene quando obblighiamo il corpo a lasciare andare

Avviene quando finalmente ci accorgiamo che sta trattenendo

La dura madre mi interessa proprio per questo

Non perché credo che sia responsabile di ogni dolore

Non lo è

E neppure perché penso che basti “liberarla” per risolvere il corpo

Il corpo è molto più intelligente e complesso di così

Mi interessa perché ci ricorda qualcosa che dimentichiamo continuamente:

sotto un muscolo contratto esiste un sistema nervoso

Esiste una struttura che protegge

Esiste una storia di adattamento

Esistono informazioni che viaggiano continuamente tra testa, collo, colonna e resto del corpo

E quindi qualche volta la domanda non dovrebbe essere:

“Come faccio a sciogliere questa tensione?”

Forse dovrebbe essere:

“Perché il mio corpo sente ancora il bisogno di tenerla?”

È da lì che, per me, comincia un modo completamente diverso di lavorare con il corpo

 
 
 

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